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Archive for Settembre 2008

ALBERI MONUMENTALI

Settembre 30, 2008 sonja85 1 commento

Vi riporto l’editoriale presente nel nuovo numero di Ottobre di National Geographic nella rubrica Qui Italia .

I “grandi vecchi”. Uno dei simboli del degrado ambientale è l’albero bruciato. Per colpa delle alterazioni climatiche, della negligenza dell’uomo, della dolosità. A Santa Maria Navarrese, nella zona dell’Ogliastra sulla costa orientale della Sardegna, c’è un albero di dimensioni imponenti – alto oltre nove metri e con una circonferenza superiore agli otto – che porta ancora i segni di un incendio delittuoso, avvenuto proprio quarant’anni fa. Questo “grande vecchio”, circondato da altri enormi olivastri (diversi dagli olivi coltivati), di cinque, sei metri, adesso è recintato, per cautela. Chi capita da quelle parti, deve fermarsi ad ammirarlo, perchè gli incontri con gli alberi millenari non capitano spesso. L’olivastro di Santa Maria Navarrese è oggi un monumento naturale nazionale, al pari degli altri luoghi del Paese che vengono considerati una ricchezza ambientale. L’Italia ha alberi monumentali dappertutto. Rappresentano un patrimonio, poco noto ai più, e sicuramente non valorizzato adeguatamente. Ma come tutti i patrimoni, è da proteggere. Insegnando ai cittadini il rispetto verso questi monumenti naturali, così come si dovrebbe fare con le persone anziane. Se i vecchi rappresentano la memoria storica della vita comunitaria degli esseri umani, gli alberi millenari sono una testimonianza della natura. Che riguarda anche il nostro futuro. Gli alberi d’altronde sono espressione di un ambiente sano, buono, pulito. Servono per mitigare gli effetti dell’inquinamento. Come hanno capito centinaia di milioni di persone, nel mondo, che hanno aderito alla campagna dell’UNEP (Programma Ambientale delle Nazioni Unite), piantando alberi. L’obiettivo di arrivare a 7 miliardi di alberi (uno per ogni abitante della terra) alla fine del 2009. Chissà quanti diventeranno millenari…

Guglielmo Pepe

(Direttore responsabile National Geographic Italia)

GLI ALBERI SONO BENI PREZIOSI, ALCUNI HANNO PARTICOLARE VALORE STORICO, CULTURALE, PAESAGGISTICO, MONUMENTALE. PROMUOVIAMO IL CENSIMENTO E OFFRIAMO GLI STRUMENTI PER TUTELARE E VALORIZZARE QUESTO STRAORDINARIO PATRIMONIO.






MAKE LOVE, NO CO2

Settembre 29, 2008 sonja85 Lascia un commento

Abbassa, Spegni, Ricicla, Cammina: ecco la nuova campagna europea che intende sensibilizzare i cittadini dell’unione su un migliore uso delle risorse energetiche, perché altrimenti si possono perdere un sacco di buone occasioni…Prendi il comando

Nel corso dell’ultimo secolo, la temperatura media atmosferica superficiale è aumentata di 0,74°C su scala globale e di quasi 1°C in Europa, un riscaldamento insolitamente rapido. Il XX secolo è stato infatti il secolo più caldo e gli anni ‘90 sono stati il decennio più caldo degli ultimi 1.000 anni. Una tendenza che continua nel nostro secolo: gli undici anni più caldi di sempre sono stati registrati negli ultimi dodici anni.

È ora di agire

Il cambiamento climatico sta già avendo numerose conseguenze misurabili, dall’aumento della temperatura e l’innalzamento del livello dei mari, dovuto allo scioglimento delle calotte polari, all’aumento delle inondazioni e dei cicloni. Se non corriamo ai ripari, il cambiamento climatico provocherà danni sempre più ingenti, sconvolgendo il funzionamento dell’ambiente naturale che ci fornisce cibo, materie prime e altre risorse vitali. Ciò a sua volta avrà un impatto negativo sulle nostre economie e potrebbe destabilizzare le società di tutto il pianeta. Anche se il cambiamento climatico è un problema globale, è necessario il contributo personale di ognuno di noi. Anche semplici gesti quotidiani possono aiutare a ridurre le emissioni senza pregiudicare la nostra qualità della vita. Anzi, facendoci risparmiare.

Tu puoi controllare i cambiamenti climatici!

Fai il quiz dove potrai scoprire se sei esperto in cambiamento climatico.

AMAZZONIA, IL ROGO CONTINUO

Settembre 29, 2008 sonja85 Lascia un commento

Negli ultimi trent’anni, sono stati distrutti 750mila chilometri quadrati di foresta, due volte e mezzo la superficie dell’Italia. Dal ‘91 al ‘94 la deforestazione in Amazzonia era già aumentata di ben il 33%, pari ad una media annuale di 13.786 chilometri quadrati nel periodo ‘91-’92 e di 13.786 chilometri quadrati nel periodo ‘92-’94. La deforestazione era già raddoppiata tra il 1994 ed il ‘95, passando da 14.896 a 29.059 kmq e il ‘97 fu addirittura battezzato come l’anno del fuoco.

Se un popolo commette genocidio verso un altro la «civiltà» ha inventato il termine di «ingerenza umanitaria», se una nazione per mania di potere invade un’altra, c’è sempre un «amico» pronto a difenderla ed è la guerra. Ma se una nazione distrugge sistematicamente un suo bene che per le implicanze a livello di biosfera interessa tutti, nessuno si muove.

È il caso dell’Amazzonia che, al di là dell’attenzione sollevata periodicamente da associazioni e volontari, sulla distruzione della foresta, non accade più nulla. Così, negli ultimi trent’anni, sono stati distrutti per sempre 750mila chilometri quadrati di foresta, due volte e mezzo la superficie dell’Italia. È un’erosione continua, per gli speculatori quest’area immensa è soltan

to una miniera per cavare legni pregiati e minerali, coltivare e poi abbandonare, e così, nel secolo scorso, oltre a vittime eccellenti che si sono battute per la salvezza della foresta sono scomparsi almeno 90 differenti gruppi di indios, altri si sono suicidati, altri sono menomati da malattie. E ciò che resta è polvere durante la stagione secca e fango durante quella piovosa. Il suolo, non più protetto dal substrato del sottobosco, è un triste monumento all’avidità e alla stoltezza. In Amazzonia vivono circa 2mila specie di pesci e altrettante di uccelli, 1.800 tipi di farfalle, 3mila di formiche, 2.500 di api, 470 di rettili, 500 di anfibi, oltre 400 di mammiferi. Ma questi tesori, né l’equilibrio atmosferico del pianeta interessano all’uomo. A lui interessa solo ciò che ha «creato», gli allevamenti, il consumo abnorme di carne e quindi i pascoli (dai 90mila capi del 1970 si è passati agli oltre due milioni nel 2004), la distruzione dei boschi per mezzo degli incendi e quindi altra CO2 che si disperde aggravando l’effetto serra che ci sta arrostendo. Secondo Greenpeace (nel suo sito vi sono filmati eloquenti) sono oltre 3mila le segherie abusive che lavorano nella zona. L’Amazzonia che brucia è una sto

ria vecchia. Dal ‘91 al ‘94 la deforestazione in Amazzonia era già aumentata di ben il 33%, pari ad una media annuale di 13.786 chilometri quadrati nel periodo ‘91-’92 e di 13.786 chilometri quadrati nel periodo ‘92-’94. La deforestazione era già raddoppiata tra il 1994 ed il ‘95, passando da 14.896 a 29.059 kmq e il ‘97 fu addirittura battezzato come l’anno del fuoco. Oltre alla ricerca di pascoli il disastro fu causato soprattutto dalle falegnamerie asiatiche che dopo aver distrutto le proprie foreste equatoriali si spostarono in Brasile. C’è voluto il sacrificio di Chico Mendes per far capire che un altro sviluppo dell’Amazzonia era possibile. Da allora si sono susseguiti e sono stati affinati progetti sempre più mirati. Ma la lotta è dura ed è una vera guerra.Il Wwf, insieme ad altre organizzazioni internazionali, sta rilanciando ora l’attenzione su quest’area del pianeta che appartiene a tutti per le conseguenze che ha per la stabilità climatica e soprattutto pluviometrica anche dell’Europa.

(Fonte: Villaggio Globale)

Per farsi un idea del fenomeno…

Categories: Deforestazione

OLI LUBRIFICANTI USATI

Settembre 29, 2008 sonja85 Lascia un commento

Gli oli lubrificanti usati, provenienti dall’industria e dal settore motoristico, costituiscono una preziosa materia prima laddove opportunamente trattati e riciclati. Una scorretta o non adeguata eliminazione provoca un grave danno di inquinamento per l’ambiente. Il decreto legislativo n. 95 del 27 gennaio 1992, I comma, dell’art. 1, definisce olio usato:

“qualsiasi olio industriale o lubrificante, a base minerale o sintetica, divenuto improprio all’uso cui era inizialmente destinato, in particolare gli oli usati dei motori a combustione interna e dei sistemi di trasmissione, nonché gli oli minerali per macchinari, turbine o comandi idraulici e quelli contenuti nei filtri usati”.

Impiegati in diverse applicazioni (secondo stime attendibili il 47% nell’autotrazione e in agricoltura, il 46% nell’industria, il 7% da marina e aviazione), gli oli lubrificanti, al momento in cui subiscono trasformazioni chimico-fisiche, diventano inadatti a svolgere le funzioni a cui sono chiamati, motivo per cui devono essere necessariamente sostituiti. L’olio usato è per la quasi totalità riutilizzabile, pur presentando caratteristiche differenti a seconda della sua provenienza: ad esempio, l’olio proveniente dall’autotrazione è utilizzabile per la produzione di basi lubrificanti rigenerate, è così anche quello proveniente dall’industria ma in percentuali minori. Se eliminato in modo scorretto o impiegato in modo improprio, l’olio può trasformarsi in un potente agente inquinante. Secondo il decreto 95/92

“gli oli usati debbono essere eliminati evitando danni alla salute e all’ambiente”.

E’ quindi vietato:
a) Qualsiasi scarico degli oli usati nelle acque interne di superficie, nelle acque sotterranee, nelle acque marine territoriali e nelle canalizzazioni;
b) Qualsiasi deposito o scarico di oli usati che abbia effetti nocivi per il suolo, come pure qualsiasi scarico incontrollato di residui risultanti dal trattamento degli oli usati;
c) Qualsiasi trattamento di oli usati che provochi un inquinamento dell’aria superiore al livello fissato dalle disposizioni vigenti.

La legge, inoltre, stabilisce che

“è fatto divieto ai consumatori di procedere alla diretta eliminazione degli oli usati”.

In caso di deposito e/o scarico di oli usati che abbiano effetti nocivi per il suolo o pe le acque, le sanzioni previste sono l’arresto sino a due anni o un’ammenda da 2.560 a 10.330 Euro.
Nel 1984, in Italia, è stato istituito il Consorzio Obbligatorio degli Oli usati (http://www.coou.it/) con il compito di assicurare la raccolta degli oli usati. Il Consorzio Obbligatorio degli Oli usati è un Ente strumentale dello Stato avente personalità giuridica di diritto privato, senza fini di lucro, costituito dalle imprese che immettono al consumo lubrificanti e le imprese di rigenerazione che dagli oli usati producono basi lubrificanti. Esso garantisce la raccolta ed il riciclaggio degli oli usati nel rispetto della legge e promuove la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle tematiche relative alla loro raccolta e riutilizzo. Per questo motivo il Consorzio ha istituito un numero verde, 800-863048, che è a disposizione gratuitamente di tutti coloro che desiderano avere informazioni concrete sulla corretta destinazione degli oli, sul recapito del raccoglitore più vicino e le modalità di conferimento.
Il C.O.O.U. opera sull’intero territorio nazionale con i seguenti compiti:

  • promuovere ed organizzare la raccolta degli oli usati;
  • cedere gli oli raccolti alle imprese effettuanti la rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti;
  • cedere partite di olio usato per altri tipi di riutilizzazione, con preferenza per quelli che consentono maggiore risparmio energetico, qualora la rigenerazione non sia tecnicamente possibile ovvero economicamente conveniente;
  • assicurare l’eliminazione dell’olio usato non rigenerabile né riutilizzabile nel rispetto delle norme contro l’inquinamento.

Un po’ di numeri:

Pensate che 4 litri di olio – quelli presenti nel motore della nostra auto – se gettati in acqua, inquinano una superficie grande come un campo di calcio. 600 mila tonnellate è la quantità di oli lubrificanti usati ogni anno in Italia. Nel 2007 il COUU ha raccolto 215.245 tonnellate di olio lubrificante, pari al 90% di tutto il raccoglibile. Di questo, l’80% viene avviato alla rigenerazione, cioè viene trattato nuovamente e viene riemmesso nel mercato. Da un 1,5 kg di olio usato, si ricava 1 kg di olio base, oltre ad altri prodotti petroliferi (gasolio, combustibili, ecc.), piccole quantità di residui non inquinanti smaltiti nel rispetto delle norme ambientali. In 25 anni di attività, sono state raccolte 4 milioni di tonnellate di olio usato, consentendo un risparmio di importazioni di petrolio per un valore pari a 1 miliardo di Euro.

Il Consorzio Obblogatorio degli Oli Usati porta avanti da anni una campagna itinerante di sensibilizzazione (CircOLIamo) per i cittadini sul corretto smaltimento dei lubrificanti usati e una campagna pubblicitaria per media e giornali:

Clicca sull’immagine per ingrandire e commentare

Categories: Inquinamento

DARIO FO’: L’APOCALISSE RIMANDATA

Settembre 26, 2008 sonja85 Lascia un commento

Vorrei consigliarvi la lettura di un piccolo libro di circa 200 pagine del premio Nobel, Dario Fò: L’APOCALISSE RIMANDATA ovvero Benvenuta catastrofe! pubblicato da GUANDA ad aprile 2008 (euro 15). Dario Fo nella prima parte autobiografica dice di essere oggi ossessionato dai problemi ambientali e in particolare dall’inarrestabile surriscaldamento del pianeta. Dario Fo trasmette il suo messaggio con sagacia e irriverenza che lo contrattistinguono, con l’abituale visione comica, ma anche con la massima serietà. Il libro si apre con una frase di Gandhi:

La terra possiede risorse sufficienti per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidità di alcuni

Il problema centrale, da cui si dipana il discorso, è l’ormai sicuro esaurimento del petrolio in un arco di tempo limitato per cui – come sintetizza la quarta di copertina -

Un mattino, magari a Milano o a Roma o in qualsiasi altra città d’Italia o dell’Europa intera, le lampadine non si accendono, il frigorifero è spento, niente caffè al bar, niente benzina alle pompe. In un batter d’occhio crollano banche e assicurazioni , il denaro non vale più. Il panettiere con forno a legna è preso d’assalto, tornano in auge le biciclette e l’energia già prodotta dal sole, dal vento e dai combustibili vegetali finalmente si afferma. Le guerre del petrolio non hanno più ragione d’esistere. I potenti di turno rimangono intrappolati nelle loro ville superprotette e superaccessiorate, mentre i politici e i religiosi paludati smettono di fare chiacchere inutili e razzolano insieme agli altri affamati. Le città si svuotano e si riempiono di nuovo le campagne. E ovunque si ritorna spontaneamente a riunirsi, a discutere….

L’esaurimento del petrolio può essere una catastrofe, ma l’apocalisse può anche essere rimandata, poichè gli effetti della fine dell’oro nero potrebbero rivelarsi salutari per il genere umano con la riflessione sui temi scottanti legati all’ambiente e dalla personale preoccupazione ecologista ci dovrà essere la volontà di una riconversione dell’economia, la scelta di un nuovo modello di sviluppo. Dario Fo non vuole mostrarci la nostra terra in agonia, ma piuttosto ci invita alla ricerca di un nuovo equilibrio ambientale attraverso un nuovo stile di vita per non andare verso un amara conclusione.

Categories: Letteratura